Ricordate le cause.

I social media esplodono: Never forget  09/11. Per non dimenticare. Ricordiamo.

Si, ma ricordiamo cosa?? Ricordare le vittime non è sufficiente. Non gli facciamo nessun tipo di giustizia se “ricordiamo” a vuoto, se non diamo una spiegazione alla loro morte. Quando vogliamo ricordare le vittime della mafia o dell’olocausto diciamo chiaramente qual è la causa della loro morte e ciò che stiamo veramente dicendo è “io sono contro la mafia, per questo ricordo le sue vittime” “io sono contro al nazismo, per questo ricordo le sue vittime”.
Ricordiamo le cause! Solo ricordando le cause, solo in questo modo l’umanità impara dai suoi errori.

Le opzioni sono due: o crediamo all’ipotesi del terrorismo islamico o a quella dell’autosabotaggio americano. Le cose che è utile ed opportuno dire quindi sono: “io ricordo le vittime dell’11 settembre perché credo che la sedicente guerra santa sia una immensa cazzata e vorrei che i gruppi terroristici islamici sparissero dalla faccia della terra.” Oppure: “io sono contrario a una nazione che uccide i suoi stessi cittadini per avere una scusante per rubare risorse a un’altra nazione, per questo non considero l’America un modello.

Scegliete la teoria che più vi aggrada. Ma non ricordate a vuoto.


Royal Playlist - Prince William

troppo divertente per non rebloggare!

Royal Playlist - Prince William

troppo divertente per non rebloggare!

(via octoberinflorence)

"D’ye ken my own motto, lass?" he asked. "My clan’s, I mean?"
"No," I answered, startled. "What is it?"
He flipped the badge once in the air, caught it, and dropped it neatly into his sporran. He looked rather bleakly toward the open archway, where the MacKenzie clansman were massing in untidy lines.

Je suis prest,” he replied, in surprisingly good French.
"Je suis prest." I am ready. I hoped he was.

Tu. sei. troppo. 

(via octoberinflorence)

Esprimere il bello.

È come se fossi bloccata. Vedo le cose belle, le riconosco, e questo è già tanto perché vedere una cosa bella nel grigiore della quotidianità mi aiuta a vivere serena, ma non so esprimerle. Non so comunicare agli altri la bellezza così come io la intendo. È come se l’emozione che mi suscita nel cuore e il sentimento che mi suscita nel cervello scontrandosi a metà strada si bloccassero sul fondo della gola e non riesco a parlarne. È frustrante vedere il bello e non saperlo raccontare adeguatamente, non saperlo trasmettere agli altri perché lo percepiscano anche loro con me.
Leggo libri, leggo poesie e vorrei avere anche io quella forza evocativa, vorrei anche io con le parole richiamare immagini precise e sfocate insieme, richiamare situazioni e fantasie.
Fotografo, ok. Ma non è la stessa cosa. Una fotografia è l’immagine che il mio occhio vede, ma noi non vediamo con gli occhi, vediamo col cervello (è la scienza, baby). Quindi se le persone non notano il bello nella realtà come posso pretendere che lo vedano nelle mie foto? Non sto degradando la fotografia (che è un’arte straordinaria e meravigliosa alla quale vorrei dedicare la mia vita) e non sto nemmeno dicendo che le persone sono gentaglia incapace di riconoscere il bello quando ce l’ha davanti (bhe, a volte..), quel che voglio dire è che vorrei essere capace di usare le parole che tanto amo per esprimere quello che sento nel modo che si merita, vorrei saper maneggiare meglio la mia bellissima lingua e non sono capace, a volte non mi sento all’altezza dell’italiano.

"Tu sei parte della mia esistenza, sei parte di me. Tu sei stata in ogni singola riga che ho letto, sei stata in ogni singola cosa che ho visto: sul fiume, sulle vele delle navi, nelle paludi, nelle nuvole, nella luce, nel buio, nel vento, nei boschi, nel mare, nelle strade. Tu hai prestato la tua forma ad ogni leggiadra fantasia che la mia mente sia riuscita mai a raccontare. E fino all’ultima ora della mia vita sarai legata a me come parte del mio carattere, parte del bene che c’è in me, parte del male."

-

"The invisible woman" (2013)


Non mi riterrò innamorata finché non potrò applicare questa frase alla persona, chiunque sarà, davanti a me.

I tuoi colori stanno per tornare.

"I’m the kind of girl who fantasizes about being trapped in a library overnight."

- Fangirl, Rainbow Rowell 

(via octoberinflorence)

"E hai presente quando qualcuno ti fa credere di essere speciale, poi ti abbandona e tu devi far finta che non ti importa?"

-

e tu devi far finta che non ti importa.

(Dio, quanto sono teenager.)

(via negliangolideltuosplendore)

21 anni. 

Quello è un ricordo, proprio lì. 
Un bel ricordo.

20 (quasi 21) Luglio 2014, Berlino.

"

Bonaccia, calura,
per ovunque silenzio.
L’Estate si matura
sul mio capo come un pomo
che promesso mi sia,
che cogliere io debba
con la mia mano,
che suggere io debba
con le mie labbra solo.
Perduta è ogni traccia
dell’uomo. Voce non suona,
se ascolto. Ogni duolo
umano m’abbandona.
Non ho più nome.
E sento che il mio vólto
s’indora dell’oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
sento che il lido rigato
con sì delicato
lavoro dell’onda
e dal vento è come
il mio palato, è come
il cavo della mia mano
ove il tatto s’affina.

E la mia forza supina
si stampa nell’arena,
diffondesi nel mare;
e il fiume è la mia vena,
il monte è la mia fronte,
la selva è la mia pube,
la nube è il mio sudore.
E io sono nel fiore
della stiancia, nella scaglia
della pina, nella bacca,
del ginepro: io son nel fuco,
nella paglia marina,
in ogni cosa esigua,
in ogni cosa immane,
nella sabbia contigua,
nelle vette lontane.
Ardo, riluco.
E non ho più nome.
E l’alpi e l’isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch’io nomai
non han più l’usato nome
che suona in labbra umane.
Non ho più nome nè sorte
tra gli uomini; ma il mio nome
è Meriggio. In tutto io vivo
tacito come la Morte.

E la mia vita è divina.

"

- Meriggio, D’annunzio

(via greyxeyes)